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 L’Associazione Pro Universitate Don Bosco

si ispira alla promozione del progetto educativo di San Giovanni Bosco,

come applicato nel contesto culturale, sociale e di studi dell’Università Pontificia Salesiana. 

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SALESIANUM sett2018Nella prima parte dello studio di Maurizio Marin, «La giustizia ingiusta nell’Apologia e nell’Eutifrone di Platone», si enuclea la concezione della giustizia che Socrate cerca di suggerire ai giudici e quale invece traspare dai suoi accusatori e alla fine condivisa dagli stessi giudici nella conferma della condanna; nella seconda parte, tramite l’analisi dell’Eutifrone, quale concezione della religiosità avrebbero dovuto avere i giudici per comprendere le motivazioni di Socrate ed evitare di trasformare le leggi in strumento d’ingiustizia invece di espressioni della volontà di giustizia della polis.

Nel contributo «La dottrina della “guerra giusta” in Francisco Suárez» Mauro Mantovani presenta alcune note sulla teoria suareziana della “guerra giusta”, argomento a proposito del quale il maestro spagnolo continua ad essere molto studiato, anche in chiave comparativa. Lo studio e l’approfondimento di questo teologo, giurista e metafisico gesuita si mostra di grande attualità perché può offrire degli utili spunti per cercare di rispondere alla domanda se può esistere una “guerra giusta”, e se può o deve darsi una “guerra umanitaria”. Suárez si interrogò infatti sul tema della liceità e doverosità o meno dell’intervento bellico preventivo per soccorrere gli innocenti, nonché sulla questione della possibilità di una eventuale guerra che sia “giusta” per entrambe le parti in conflitto. Si presentano per questo i principali elementi della disputatio De bello, dopo aver contestualizzato il problema del diritto di guerra, e l’insieme della produzione del teologo spagnolo di cui nel 2017 ricorreva il quarto centenario dalla morte.

Adrienne Suvada nel suo articolo «Una comunicazione globale ed orientata al futuro per la Chiesa armeno-cattolica» esamina l’importanza della comunicazione per una Chiesa abbastanza piccola, ma che agisce a livello globale. È il caso della Chiesa armeno-cattolica. Si mostrano le diverse possibilità e le difficoltà per una Chiesa che ha un’identità forte, ma che al momento offre una comunicazione abbastanza scarsa e non attuata al mondo moderno e digitale. Internet viene presentato come elemento importante della comunicazione e si esaminano i bisogni di una buona comunicazione digitale ed ecclesiale. Si fa vedere che la comunicazione è anche un elemento che preserva le radici e che promuove l’unità in un mondo globalizzato. La Chiesa ha bisogno di questo strumento importante, che è la comunicazione. Se usata in maniera professionale, riesce a collegare non soltanto la Chiesa armeno-cattolica, ma tutti i fedeli.

Paolo Zini in «Resilienza o perversione del religioso? Una sfida post-illuministica» riflette come nel nostro tempo la religione conosca una vitalità che convive con le sue più pericolose patologie. La profezia illuministica di una ragione che avrebbe privato la religione del suo pathos è smentita. È allora opportuno riflettere ancora sul senso dell’Illuminismo, artefice di una semplificazione ontologica – regressiva rispetto alle acquisizioni cristiane – che assegna all’immanenza del patto civile le qualità prima riconosciute alla trascendenza oltremondana. Quella consacrazione dell’immanenza, logorata dal narcisismo postmoderno e dall’energetismo postumano, abbandona oggi alla lacerazione un tessuto comunitario nel quale convivono indifferenze assolute e assolute follie, prodotte da libertà legate solo a se stesse e incapaci di condividere ragioni trascendenti di dedicazione.

Jose Kuruvachira nel contributo «Il fondamentalismo indù contemporaneo» approfondisce l’esistenza del fondamentalismo indù in India e la persecuzione delle minoranze religiose come i cristiani, i musulmani ed altre, da parte dei gruppi fondamentalisti, non sempre conosciuti in Occidente. C’è una relazione intima tra il nazionalismo indù e il fondamentalismo. Ci sono diverse cause – sia reali che immaginarie – per l’ascesa del fondamentalismo; e l’ideologia ha le proprie caratteristiche e strategie specifiche per promuoverla. L’articolo conclude con una valutazione critica del fondamentalismo indù, con qualche suggerimento per superarlo, che include un particolare appello a tutti gli indiani di emulare l’esempio della tolleranza religiosa di Asoka l’imperatore buddista, Akbar il sovrano musulmano Moghul, e il Mahatma Gandhi, un indù, e il padre della nazione.

«Fare lezione. L’eredità dei saperi in un mondo digitale» di Roberto Alessandrini ripercorre i ripetuti tentativi di riforma del mondo scolastico e universitario che hanno enfatizzato aspetti procedurali e valutativi, oltre che competenze burocratico-amministrative, lasciando in secondo piano la riflessione sul ruolo dei docenti e sulla funzione insostituibile dell’insegnamento. Anche per questo è necessario interrogarsi sull’«ora di lezione» in un contesto sociale che assiste all’evaporazione dei padri e dei maestri, sul significato di eredità e patrimonio culturale e sull’esigenza di umanizzare la vita digitale dando un senso alla tecnologia e inquadrando criticamente il rapporto tra l’intelligenza simultanea, tipica del video, e l’intelligenza sequenziale, tipica del libro. Un’ora di lezione può «aprire un mondo», a condizione di recuperare l’icona dell’eros in chiave educativa, anzi, per dirla con le parole di Edgar Morin, «una rigenerazione dell’Eros» come condizione del «ben vivere», che è lo scopo finale dell’educazione.

 

Per maggiori informazioni è possibile consultare direttamente il sito della casa editrice LAS.

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