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Corso
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Anno accademico 2020/2021

Pedagogia della cultura e formazione interculturale EC0512

5 ECTS
Docenti
Curricolo
Pedagogia sociale
Sede di Roma
Secondo semestre
Martedì11.30 - 13.15Aula A16
Mercoledì11.30 - 12.15Aula A16

FINALITÀ

Finalità: La riflessione pedagogica guarda alla dimensione personale dell’educazione e agli aspetti relazionali del processo educativo, ma anche ai significati dei processi e delle forme del vivere e convivere nella comunità degli uomini. Di conseguenza la pedagogia interculturale ha il compito di sostenere la crescita di ogni persona nella sua unicità, originalità e autenticità, ma ha anche il compito di promuovere nuovi soggetti sociali che orientino in modo progettuale il divenire complesso della convivenza umana. Obiettivi: Individuare gli ostacoli che impediscono il riconoscimento e la comprensione dell’alterità nelle pratiche educative e sociali, proponendo un metodo per analizzarli e gestirli. • Rispettare la persona intesa come sfida permanente alla cultura dalla violenza, e quindi come orizzonte aperto sui valori della pace. • Costruire una l’etica della solidarietà e dell’impegno sociale, contro l’etica del disimpegno e dell’irresponsabilità che massimizzano il valore del bene privato e minimizzano quello del bene comune. • Progettare una personalità integrale e creativa, ricca di vita interiore, consapevole del proprio potenziale immaginifico, autonoma nelle scelte e presente e attiva nel sociale, contro l’oggettivazione e l’omologazione consumistica. • Corretto analisi dei bisogni dell’altro come strumento indispensabile per far leva non su motivazioni di tipo efficientistico, ma su motivazioni profonde e personali, verso l’acquisizione di saperi che realizzino il saper essere e risultino capaci di innescare processi di cambiamento autonomi e capaci di indurre consapevolezza e senso di responsabilità comune, oltre che apprendimenti.

ARGOMENTI

1. Lo shock culturale: nostalgia di casa, malesseri fisici, rabbia, bisogno di stereotipare il nuovo ambiente e le nuove persone, desiderio di mangiare e dormire troppo o troppo poco, allergie, irritabilità, ipersensibilità, solitudine, diffidenza, depressione. 2. Fasi dello Shock culturale: a. Honeymoon: definita anche "fase del turista" e caratterizzata da euforia, entusiasmo, alte aspettative (spesso poco realistiche), tendenza a focalizzarsi su aspetti positivi del Paese ospitante. b. Disintegration: caratterizzata dal sentimento di incapacità di fronte alle differenze culturali, dalla mancanza di autostima e da vulnerabilità. c. Reintegration (culture shock): le differenze tra il proprio Paese e quello ospitante vengono rifiutate, questo genera rabbia, frustrazione e ribellione. In questa fase si critica e stereotipa la nuova cultura per diminuire il proprio senso di fallimento; d. Autonomy: si iniziano ad accettare le somiglianze e le differenze culturali, si familiarizza con l'ambiente diventando più autonomi; e. Indipendence: la persona ha assimilato l'altra cultura ed è in grado di comprenderne ed accettarne le differenze. Si possono preferire aspetti delle nuova cultura rispetto alla propria. 3. Migrante, cultura, identità e integrazione: concetti ambigui 4. I pregiudizi, gli stereotipi, la discriminazione, il razzismo e l’etnicizzazione 5. Le origini degli etnocentrismi: inculturazione, socializzazione e professionalizzazione 6. Il modello individualista: un filtro che rende difficoltosa la comprensione di persone provenienti da società non occidentali 7. L’approccio interculturale nelle relazioni tra operatori sociali e migranti 8. I limiti dell’approccio interculturale: le tre tappe dell’approccio interculturale: il decentramento, la scoperta del quadro di riferimento dell’altro, la negoziazione e la mediazione culturale.

TESTI

Alessandrini G. (a cura di) (2013). La formazione al centro dello sviluppo umano. Crescita, lavoro, innovazione. Milano: Giuffrè. Bauman Z. (2003). Voglia di comunità. Roma-Bari: Laterza. Beck U. (2008). Costruire la propria vita. Bologna: il Mulino. Bertolini P. (2005). Ad armi pari. La pedagogia a confronto con le altre scienze sociali. Torino: UTET. Bondioli A., Savio D. (a cura di) (2010). Partecipazione e qualità. Bergamo: Junior. Calaprice S. (2007). La formazione educante tra lavoro ed età adulta. La formazione dei formatori oltre le competenze. Bari: Laterza. Calaprice S. (2016). Professioni educative e formative per il riconoscimento delle competenze in ambito nazionale, internazionale ed europeo. In: Muscarà M., Ulivieri S. (a cura di), La ricerca pedagogica in Italia. Pisa: ETS. Cambi F., Catarsi E., Colicchi E., Fratini C., Muzi M. (2003). Le professionalità educative. Roma: Carocci. Canevaro A. (1991). La formazione dell’educatore professionale. Percorsi teorici e pratici per l’operatore pedagogico. Roma: Carocci. Demetrio D. (1990). Educatori di professione. Firenze: La Nuova Italia. Fadda R. (2016). Promessi a una forma. Vita, esistenza, tempo e cura: lo sfondo ontologico della formazione. Milano: Franco Angeli. Gatti R. (2009). L’educatore sociale. Tra progetto e valutazione. Roma: Carocci. Iori V. (2015). Identità professionale dell’educatore e del pedagogista: riferimenti normativi. Civitas educationis, IV, 1, pp. 51-65. Iori V., Bruzzone D. (a cura di) (2015). Le ombre dell’educazione. Milano: Franco Angeli. Iori V., Mortari L. (a cura di) (2005). Per una città solidale. Le risorse informali nel lavoro sociale. Milano: Unicopli. Iori V., Rampazi M. (2008). Nuove fragilità e lavoro di cura. Milano: Unicopli. Margiotta U. (2015). Teorie della formazione. Nuovi orizzonti della pedagogia. Roma: Carocci. Mortari L. (2015). Filosofia della cura. Milano: Raffaello Cortina. Orefice P. (2011). Pedagogia sociale. L’educazione tra saperi e società. Milano: Bruno Mondadori. Orefice P., Carullo A., Calaprice S. (a cura di) (2011). Le professioni educative e formative: dalla domanda sociale alla risposta legislativa. Padova: Cedam. Orefice P., Carullo A., Calaprice S. (a cura di) (2011). Le professioni educative e formative. Dalla domanda sociale alla risposta legislativa. Padova: CEDAM. Riva M.G. (2004). Il lavoro pedagogico come ricerca dei significati e ascolto delle emozioni. Milano: Guerini. Santerini M. (1998). L’educatore tra professionalità pedagogica e responsabilità sociale. Brescia: La Scuola. Sennett R. (2004). Rispetto. La dignità umana in un mondo di diseguali. Bologna: il Mulino. Tramma S. (2008). L’educatore imperfetto. Senso e complessità del lavoro educativo. Roma: Carocci. Tramma S. (2015). Pedagogia della contemporaneità. Educare al tempo della crisi. Roma: Carocci. Traverso A. (2016). Metodologia della progettazione educativa. Competenze, strumenti e contesti. Roma: Carocci. Ulivieri S. (a cura) (1997). L’educazione e i marginali. Storia, teorie, luoghi e tipologie dell’emarginazione. Firenze: La Nuova Italia. Ulivieri S., Cambi F., Orefice P. (a cura di) (2010). Cultura e professionalità educative nella società complessa. Firenze: FUP

ORARIO

Secondo semestre
Martedì11.30 - 13.15Aula A16
Mercoledì11.30 - 12.15Aula A16
 
8.30-9.159.30-10.1510.30-11.1511.30-12.1512.30-13.1514.30-15.1515.30-16.1516.30-17.15
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