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Spiritualità salesiana

Pubblicato l'ottavo volume dell'Epistolario di don Bosco

Una raccolta di oltre trecento lettere che restituiscono un'immagine inedita del "padre e maestro dei giovani"
  28 febbraio 2019

Da pochi giorni è disponibile l'ottavo volume dell’Epistolario di don Bosco in edizione critica, curato dal direttore emerito dell’Istituto Storico Salesiano, don Francesco Motto. Raccoglie 394 lettere del biennio 1882-1883, molte delle quali inedite

I destinatari delle lettere sono, come al solito, diversissimi per estrazione sociale, ruoli esercitati nella società e nella chiesa, condizioni di vita, età, interessi, nazionalità, luoghi di residenza, lingua. Il volume si differenzia da quelli precedenti per alcune particolarità. Anzitutto per il fatto che il 25% delle lettere sono in lingua francese: un francese più “parlato” che scritto, di “sapore” italiano più che d’oltralpe. In secondo luogo il destinatario con maggiori lettere non è il papa, né un vescovo, ma una benefattrice francese, Claire Louvet, che da questo momento intreccia con don Bosco un fitto carteggio di indole spirituale continuato praticamente fino alla morte del santo. 

Bastano questi pochi dati per rendersi conto del valore storico-biografico-spirituale di tale corrispondenza. Don Motto infatti sottolinea la ricchezza dell'Epistolario che "consente di seguire passo passo la vicenda umana e spirituale di San Giovanni Bosco, di accompagnarlo nel percorso «ad ostacoli» che lo portò a compiere una particolare missione: quella che percepiva come affidatagli da Dio, ma che aveva pure ricadute sociali visibili a tutti".

Il filo rosso che collega fra loro le singole lettere è la quotidianità della vita di don Bosco, intessuta di grandi eventi (i lunghi viaggi, il trionfo di Parigi, la folta spedizione missionaria, la fondazione di nuove case, l‘impresa patagonica, le prime nomine vescovili salesiane, la sofferta chiusura delle aspre vertenze con mons. Gastaldi), ma anche e soprattutto la mole di impegni di ogni giorno: gli appuntamenti comunitari e le udienze private, lo studio e le letture, le visite a famiglie di benefattori e benefattrici, la redazione di appelli alla beneficienza, il disbrigo della folta corrispondenza.

 Quello che emerge dalle lettere è un don Bosco a tutto campo che, benché ormai fisicamente fragile, dà tutto se stesso per mantenere vitale e consolidare la congregazione da lui fondata. Essa ormai cammina sulle proprie gambe, ma don Bosco anche da lontano ne rimane al vertice, battagliero difensore delle proprie convinzioni, vigile “padre e maestro” di giovani, di confratelli, di corrispondenti.