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Teologia

Pastorale giovanile: sguardi diversi ma un unico orizzonte

Un confronto tra il cardine teologico, l’orizzonte antropologico e la prospettiva evangelizzatrice
   3 maggio 2021

“Sguardi sulla Pastorale Giovanile” è il titolo scelto per la Tavola Rotonda organizzata dall’Istituto di Teologia Pastorale dell’Università, che si è svolta lunedì 26 aprile.

Al primo relatore, il prof. Salvatore Currò, direttore dell’Istituto di Teologia Pastorale, è stato chiesto: “Cosa s’intende per conversione pastorale?” Secondo Currò, la chiave fondamentale per il rinnovamento ecclesiale è quella di mettere al centro la dinamica dell’incontro. In questa trama relazionale, la prospettiva antropologica si incontra con quella teologica. All’inizio della fede cristiana, infatti, come sottolineava Benedetto XVI, c’è proprio l’incontro-evento con una Persona. La conversione pastorale suggerita da don Salvatore passa, inoltre, per il recupero della misura della Rivelazione (per una pastorale giovanile secondo le Scritture) e per la riconfigurazione (trasfigurazione) della dimensione corporea della fede in prospettiva fenomenologica.

Il prof. Gustavo Fábian Cavagnari, docente di Teologia pastorale ha ricordato che la Evangelii Gaudium “ci spinge a una pastorale inclusiva (successivamente declinata nel capitolo ottavo di Amoris Laetitia) ovvero che sappia integrare diversi soggetti o, meglio, che sia in grado di creare spazi inclusivi, dove ci sia posto per ogni tipo di giovani” (Documento Finale del Sinodo dei Giovani, n. 234). È una pastorale giovanile “popolare”, non elitaria, in grado di arrivare a tutti. In sintesi, è inclusiva perchè: coinvolge “persone con competenze adulte” (1), collabora con le altre agenzie educative (2), raggiunge tutti i giovani, nei loro ambienti e contesti, anche e soprattutto extraecclesiali (3).

Il terzo intervento è stato affidato al prof. Rossano Sala, professore ordinario di teologia pastorale, Segretario Speciale del Sinodo dei Vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” e direttore della rivista “Note di Pastorale Giovanile”. Nella sua opera più recente “Intorno al fuoco vivo del Sinodo”, Sala propone la visione sinodale di una pastorale che evangelizza per attrazione e attraverso la testimonianza di una comunità. Per il prof. Sala la “profezia di fraternità”, la grande provocazione del Sinodo, è quella che ruota attorno alle parole: comunità, fraternità, familiarità, sinodalità. In un’unica espressione: fare casa. Il sogno del Papa per la pastorale giovanile del terzo millennio è che essa diventi una vera scuola di comunione capace di offrire esperienze di vita comune qualificate come un tempo destinato alla maturazione della vita cristiana adulta», «in vista del discernimento vocazionale (DF 161).  

Nella seconda parte dell’evento, seguito da oltre centocinquanta persone, il prof. Currò ha richiamato la spinta del Sinodo a coltivare il desiderio di poter raggiungere tutti i giovani per poter camminare-con-loro, con-camminare. È, in fondo, la prospettiva della “Laudato Si’” e della “Fratelli Tutti”, le quali abbandonano definitivamente uno stile “unilaterale” di evangelizzazione, che cioè mira a portare l’altro “dalla mia parte”. È invece il tempo delle alleanze, di sentirsi “tutti sulla stessa barca”, di abbandonare i dualismi e le contrapposizioni, di inserirsi in un cammino che ci precede perché si situa su un piano di “comune umanità”. “Abbiamo una sfida non soltanto a dire il Vangelo e a mediarlo, ma a farlo risuonare” tramite una evangelizzazione nuova in cui, mentre cresciamo insieme in umanità, diventiamo più cristiani.

Il prof. Cavagnari ha sottolineato l’importanza del discernimento pastorale. In altre parole, non è possibile prevedere a tavolino strategie ecclesiali per formare discepoli missionari. Ogni intervento non esiste mai in astratto, ma deve sempre tener conto di un determinato contesto sul quale operare un attento discernimento pastorale. Per intraprendere questo cammino è necessario un serio cambiamento di mentalità da avviare e accompagnare.

Rossano Sala ha, infine, proposto tre vie di rinnovamento:

  1. sul piano pastorale: lavorare seriamente con profondità di pensiero e coraggio per una pastorale giovanile in chiave vocazionale (Cfr. DF 138-143).
  2. a livello comunitario: entrare nel ritmo del discernimento. Si tratta di capire, ancora una volta, che alla domanda “Che cosa dobbiamo fare?” non abbiamo una risposta preconfezionata. Non abbiamo una soluzione, ma un metodo (riconoscere, interpretare, scegliere). Le soluzioni arrivano solo se ci mettiamo come comunità in ascolto dello Spirito che parla alla Chiesa oggi.
  3. dal punto di vista accademico: passare dalla tentazione della competizione e del carrierismo allo stile della sinodalità (Cfr. Rm 12,10: Gareggiate nello stimarvi a vicenda).

È seguito un secondo momento in cui la tavola rotonda si è aperta al dibattito. Tra gli spunti di riflessione più significativi: il superamento della logica applicativa e deduttiva nell’ambito teologico-pastorale (Currò), l’impegno per la ricezione dei documenti sinodali nella Chiesa particolare (Sala), l’attenzione all’integrazione fra pastorale familiare e pastorale giovanile (Cavagnari). Il catecheta Giuseppe Ruta ha, infine, sollecitato i tre relatori ad approfondire il rapporto tra pastorale giovanile, educazione e catechesi.

Il prof. Currò ha accolto la provocazione sottolineando la necessità per l’educazione e per la catechesi di un certo “rovesciamento” in senso sinodale: dal “fare per” all’“essere con”. La pastorale giovanile del terzo millennio è una pastorale che non intende più i giovani come destinatari, ma che, a partire dai luoghi da loro abitati, ne condivide il vissuto e, per questo, educa ed evangelizza. Sala ha rilanciato l’invito che il Sinodo ha mosso affinché la catechesi trovi i modi più opportuni per far risuonare l’annuncio del Vangelo nel cuore dei giovani di oggi. Cavagnari ha, infine, ribadito che la dimensione evangelizzatrice e quella educativa sono inscindibili nell’unica azione pastorale della Chiesa.

 A seguito del momento dedicato alle domande, ha preso la parola il prof. Alberto Martelli, docente di Teologia dell’Educazione presso IUSTO e consigliere editoriale della casa editrice ElleDiCi. Nei testi che erano oggetto della Tavola Rotonda ha individuato dei tratti comuni: la fedeltà alla realtà (senza intellettualismi o settorialismi), l’attenzione all’identità ecclesiale, la riscoperta del polo antropologico (vocazione, donazione, corporeità, incontro). Come ulteriori approfondimenti ha suggerito alcune piste: il ruolo della liturgia nella pastorale giovanile, il rapporto tra Chiesa universale, diocesi e singole comunità, il digitale e la “pastorale online”, il rilancio del tema eucaristico.                       

Al termine di questo incontro possiamo rilevare che il confronto tra il cardine teologico di Sala, l’orizzonte antropologico di Currò e la prospettiva evangelizzatrice di Cavagnari è stato un momento illuminante e fecondo per la riflessione di studenti, ricercatori ed operatori pastorali. Una ricchezza per continuare a lavorare insieme per una pastorale giovanile in chiave relazionale e solidale (Currò), popolare e sinodale (Cavagnari); vocazionale e familiare (Sala). Sguardi diversi, ma rivolti tutti verso l’orizzonte di “una Chiesa autentica, luminosa, trasparente, gioiosa” (DF 166).

 È possibile rivedere l’evento a questo link.