Salesianum

Annus LXXXI - N. 2
APRILIS - IUNIUS 2019

Indice

  • Birgit WEYEL
    Christian communities in the face of immigration. Interreligious pastoral care among immigrants
    Questo articolo illustra le motivazioni dei volontari nelle comunità cristiane impegnate nell’ambito del sostegno ai rifugiati e che hanno preso parte a un corso di consulenza pastorale. L’analisi di due interviste semi-strutturate indica i motivi dei volontari in base alle loro aspettative e alle loro esigenze personali. Sia la sig.ra X che il sig. Y si occupano dell’«altro» in termini di stereotipi culturali comuni, da un lato, e un senso di impotenza di fronte alle esperienze dei migranti, dall’altro. L’articolo giunge alla conclusione che vi è una mancanza di riflessione di base sulla natura dell’interculturalità nelle comunità cristiane.
    This article presents insights into the motives of volunteers in Christian communities who are engaged in the field of support for refugees and have taken part in a course  for pastoral counselling. The analysis of two semi-structured interviewsindicates the individual motives of the volunteers according to their expectations and personal needs. Both Mrs X and Mr Y deal with “the other” in terms of common cultural stereotypes, on the one hand, and a sense of helplessness in the face of the migrants’ experiences, on the other. The article comes to the conclusion that there is a lack of basic reflection on the nature of interculturality in the Christian communities.
  • Francis-Vincent ANTHONY
    Italian Christian community vis-à-vis immigrants: the challenge of evangelical hospitality
    Nell’affrontare la sfida del fenomeno migratorio, facciamo riferimento a due ricerche empiriche: una quantitativa realizzata tra gli studenti italiani di scuola secondaria, la quale evidenzia la mancanza di chiarezza e approvazione riguardante i diritti dei rifugiati ed immigranti; e quella qualitativa la quale porta alla luce che sia tra i nativi italiani e gli immigrati ci sono tendenze alienanti ed esclusive da un lato, e dall’altro, tendenze dialogiche e integrative. In ultima analisi, la migrazione induce i nativi ed immigranti ad impegnarsi nell’ospitalità evangelica e diventare così profeti di comunione nell’edificare la famiglia umana.
    In addressing the challenge posed by the phenomenon of migration in the Italian context, we refer to two empirical researches: the quantitative one undertaken among Italian secondary school students that brings to light the lack of clarity and agreement with regard to the rights of refugees and immigrants; and the qualitative research that brings to light, among both natives and immigrants, alienating and exclusive tendencies on the one hand, and on the other, dialogic and integrative tendencies. In the last analysis, the phenomenon of migration urges the natives and the immigrants to engage in an evangelical hospitality and thus become prophets of communion in building the human family.
  • Jesús RojAno MARTÍNEZ
    La Iglesia española ante el reto de la inmigración
    Nell’introduzione, l’articolo fa riferimento all’ambiente xenofobo che cresce in alcuni paesi europei, descritto da Zygmunt Bauman come “paura degli estranei”, e riassume la dottrina biblica ed ecclesiale sull’attenzione agli immigrati. In seguito, si presentano le azioni principali della Chiesa in Spagna sulla pastorale dell’immigrazione, a livello nazionale (Conferenza Episcopale), diocesano (l’arcidiocesi di Madrid è un esempio) e alcune azioni delle congregazioni religiose. Nella stesura dell’articolo hanno gentilmente collaborato le persone responsabili del Dipartimento di Migrazione della Conferenza Episcopale Spagnola (la laica Mónica Prieto ed il gesuita José Luis Pinilla) e il sacerdote diocesano Rufino García Antón, delegato diocesano per le migrazioni di Madrid.
    El artículo se refiere brevemente en la introducción al ambiente xenófobo que crece en algunos países europeos, que Zygmunt Bauman describió como “miedo a los extraños”, y resume la doctrina bíblica y pontificia sobre la atención a los inmigrantes. Después se presentan las principales acciones de la Iglesia en España en la pastoral de la inmigración, a nivel nacional (Conferencia Episcopal), diocesano (se pone como ejemplo la Archidiócesis de Madrid) y de algunas acciones de congregaciones religiosas. En la redacción del artículo han colaborado amablemente las personas responsables de departamento de Migraciones de la Conferencia Episcopal Española (la laica Mónica Prieto y el jesuita José Luis Pinilla) y el sacerdote diocesano Rufino García Antón, Delegado diocesano de Migraciones de Madrid.
  • Alberto RUI
    Imigrantes em Portugal
    La situazione dell’immigrazione in Portogallo è atipica rispetto ad altri paesi simili dell’UE. La percentuale di immigrati è piuttosto bassa, in un paese in declino demografico. È difficile descrivere chiaramente i processi di immigrazione in Portogallo. Sono molto dipendenti dal ciclo economico ma anche dalle varie origini e motivazioni degli immigrati.
    L’articolo identifica alcune buone pratiche della Chiesa nel servire gli immigrati; non essendo pratiche molto estese, raccoglie applausi intra ed extra-ecclesiali. Allo stesso tempo, il discorso ecclesiale appare debole, incapace di far fronte alla complessità delle attuali sfide dell’immigrazione e svuotando il migrante di agenzia e protagonismo.
    The immigration situation in Portugal is atypical compared to similar EU countries. The percentage of immigrants is quite low, in a declining demographic country. It is difficult to clearly describe the immigration processes in Portugal. They are very dependent on the economic cycle but also on the varied origins and motivations of the immigrants.
    The article identifies some good practices of the Church in serving immigrants; not being very extended practices, they gather applause inside and outsider the Church. At the same time, the ecclesial discourse appears weak, unable to cope with the complexity of the challenges the immigrants face and emptying the immigrant of agency and protagonism.
  • Francesco MOSETTO
    Gesù a mensa con i peccatori (Mc 2,13-17 parr.). Per una lettura “canonica”
    Questo studio esegetico di Mc 2,13-17 parr. si propone di assecondare quanto indicano la Costituzione Dei Verbum, n. 12, e l’Esortazione apostolica Verbum Domini di Benedetto XVI, n. 34. Collocando nel grande contesto delle Scritture il racconto di Marco e dei testi paralleli (Mt 9,9-13; Lc 5,27-32), che ne rappresentano la più antica rilettura, si colgono significative “risonanze” che ne arricchiscono la comprensione. La chiamata di Levi (o Matteo) e l’atteggiamento di Gesù verso i peccatori assumono un valore emblematico che il Vangelo di Matteo evidenzia introducendo nelle parole di Gesù un richiamo a Os 6,6. Nella chiamata di un pubblicano e nella commensalità di Gesù con i peccatori è così possibile riconoscere un’icona della divina misericordia che si manifesta in Cristo e, di conseguenza, diventa il sommo criterio dell’agire cristiano.
    This exegetical study of Mark 2,13-17 intends following the indications of the Constitution Dei Verbum number 12 and the Apostolic Exhortation Verbum Domini of Benedict XVI, number 34. By placing Mark’s narration and some parallel texts, (Matt 9,9-13; Lk 5,27-32) which represent the oldest re-reading in the wider context of the Scriptures, significant echoes which enrich their understanding may be perceived. The calling of Levi or Matthew and the attitude of Jesus towards sinners acquire an emblematic significance which the Gospel of Matthew underlines by introducing words similar to those of Hosea 6,6, into those of Jesus. It is thus possible to recognize in the calling of Matthew and Jesus sitting down to eat with sinners an icon of divine mercy which is manifested in Christ and consequently becomes the great criterion of Christianity.
  • Rita LAI
    Linee antropologiche nel De opificio mundi di Filone Alessandrino
    Il presente contributo esamina il De opificio mundi di Filone Alessandrino con l’intento di enucleare i tratti fondamentali della visione antropologica dell’autore. Il trattato nasce in un ambiente di contatto e incontro tra i due mondi greco ed ebraico dell’Alessandria del tempo: a partire dai primi due capitoli di Genesi, Filone usa largamente i temi messi a disposizione dalla filosofia ellenistica, senza approfondirne nessuno, disegnando così il suo modello creazionistico. L’intento dell’autore, più morale che culturale, è quello di andare alle origini, per scoprire il progetto iniziale del cosmo, al fine di ricostituire l’ordine distrutto dal peccato di Adamo. La ricostruzione dell’antropologia filoniana è condotta attraverso un’analisi filologica della terminologia impiegata.
    This essay intends to outline some main aspects of Philo of Alexandria’s anthropological thought by examining his De opificio mundi. This treaty was conceived in the ancient Alexandria, in an environment of contact between the Greek and Hebrew culture. Starting from Genesis’s first two chapters, Philo widely adopts themes and arguments that were already available in the Hellenistic philosophy – although he never explores any of them in depth – and he derives from there his own creationist model. Philo’s purpose – which lies more on a moral than on a cultural level – is to start from the beginning, i.e. to discover the initial plan of the cosmos and to rebuild the original order that was broken by Adam’s sin. The reconstruction of Philo’s anthropology, which is the main intent of this article, is carried forward through a philological analysis of a number of specific terms he adopts in this work.
  • Angelo Giuseppe DIBISCEGLIA
    Il martirio di Trifone: ermeneutica dell’antichità in un cappuccino moderno
    Nell’anno del cinquecentenario (1517-2017) dall’avvio della riforma luterana, il saggio, a partire dagli sviluppi iniziali registrati dal protestantesimo, analizza il contesto storico e culturale nel quale la Chiesa cattolica concepì il confronto con l’originale modalità di vivere il senso ecclesiale indicato dai riformatori. Attraverso l’analisi del capitolo conclusivo del manoscritto Vita et martirio del Glorioso Frigio S. Trifone Protettore della Cirignola. Descritta dal R.P. fra Gabriele Gabrielli della medesima Terra Predicatore Cappuccino della Prov.a di S. Angelo, redatto a metà del XVII secolo, lo studio approfondisce un esempio dell’azione catechizzante voluta dalla Santa Sede e messa in atto dagli ordini religiosi, protagonisti e interpreti di una prassi osmotica tesa ad amalgamare, con la tradizionale oratoria, un’originale quanto incisiva modalità di “difendere” l’ortodossia.
    In the 500th year (1517-2017) of the Lutheran Reform, this essay, starting from the first developing of Protestantism, analyses the historical and cultural background in which the Catholic Church dealt with the reformes’ Church meaning. Through the text of the final chapter of the manuscript Vita et martirio del Glorioso Frigio S. Trifone Protettore della Cirignola. Descritta dal R.P. fra Gabriele Gabrielli della medesima Terra Predicatore Cappuccino della Prov.a di S. Angelo, written in the half of the XVII century, the study deepens an example of the Catholic action and of its protagonists. They were the interpreters of an osmotic practice, together with a traditional oratory, in order to amalgamate an original and effective way to “defend” orthodoxy.
  • Mario MIDALI
    Il carisma fondazionale delle suore della carità di Gesù. Annotazioni storiche e teologiche
    Lo studio, dopo aver richiamato alcuni dati del magistero e della riflessione teologica sul carisma fondazionale, descrive i tratti caratteristici dell’esperienza carismatica e spirituale di don Bosco in cui il carisma fondazionale delle Suore di carità di Gesù affonda le sue radici ad opera del venerabile don Vincenzo Cimatti e don Antonio Cavoli che sono all’origine della loro Congregazione. Ricostruisce poi le varie tappe che ne hanno segnato la progressiva configurazione: l’iniziale associazione femminile dedita a opere caritative (Figlie di Maria), il successivo gruppo di giovani riunite in una comunità apostolica stabile (Figlie della carità), poi la decisione della maggioranza delle Figlie della carità, su proposta di don Cavoli (in seguito a reiterato consiglio di don Cimatti) di dar vita a una nuova congregazione religiosa (Suore della carità) e infine l’effettiva nascita e il primo sviluppo della medesima dal 15 agosto 1937 al 1957.
    This article, after referring to some facts of the Magisterium and the theological reflection on the charisma of the founder, describes the main characteristics of the charismatic and spiritual experience of Don Bosco, upon which the charisma of the Congregation of the Sisters of Charity of Jesus was founded, and which originated from the work of the Venerable Don Vincenzo Cimatti and Don Antonio Cavoli. It reconstructs the various phases which accompanied its gradual development: the initial female association dedicated to works of charity (Daughters of Mary), the successive group of young women united in a stable apostolic community (Daughters of Charity) and then the decision by the majority of the Daughters of Charity, after the proposal of Don Cavoli and the advice given repeatedly by Don Cimatti, to create a new religious congregation (Sisters of Charity), and lastly its birth and development from August 1937 until 1957.

Periodicum internationale trimestre editum a professoribus Pontificiae Studiorum Universitatis Salesianae – Romae

SALESIANUM è un’espressione scientifica dell’Università Pontificia Salesiana in sintonia con la missione salesiana e con la sua originale collocazione nel concerto delle Università Romane. Pubblica contributi che sono frutto del lavoro di ricerca e di docenza dei professori dell’UPS nel campo delle scienze teologiche, canonistiche, filosofiche, pedagogiche e delle lettere cristiane e classiche.

 

 

 

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