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religion_today_09(UPS - Roma, 21 ottobre 2009) - Per il secondo anno consecutivo Religion Today Filmfestival (RTF) e Facoltà di Scienze della Comunicazione sociale (FSC) dell'UPS confermano il successo della formula di collaborazione che coinvolge gli studenti di comunicazione sociale nell'avvicinarsi al cinema di ispirazione religiosa. La formula scelta per questa edizione 14 del RT, seconda con la partecipazione della FSC, si è concretizzata in una giornata, pensata come un seminario di studio, nella quale autori, registi, studiosi, professionisti, docenti e studenti, avessero la possibilità di un incontro per avvicinarsi al tema religioso nel cinema. "Dire Dio nel cinema", titolo del seminario, che si è svolto ieri 20 ottobre 2009, è stata la tappa del Festival itinerante a Roma, presso la Facoltà dell'UPS.

La giornata di studio è stata divisa in quattro sezioni principali, ognuna delle quali è stata dedicata al cinema contemporaneo di quattro grandi religioni mondiali. A introdurla il benvenuto del decano della FSC, prof. Franco Lever, anfitrione della manifestazione, del Rettore dell'UPS, prof. Carlo Nanni, e del Presidente di RTF, Davide Zordan. Il Rettore ha sottolineato come il cinema in generale, e in particolare quello di religioso, può aiutare "ad andare oltre se stessi favorendo il dialogo dell'anima con se stessi e la sinfonia di molti altri sé". Così facendo il cinema si qualifica come "via di educazione di primordine e come strumento privilegiato verso quel movimento di alterità che è Dio". Davide Zordan da parte sua ha evidenziato come il titolo scelto per la 14 edizione del Filmfestival, "Dire Dio nel cinema", contenga due idee e affermazioni fondamentali: la prima, "che Dio vuole rendersi visibile all'uomo", e la seconda, "che uomini e donne sono capaci di esprimere il loro desiderio di incontrarlo in modo creativo e concreto".

La prima sezione del seminario è stata dedicata al cinema di ispirazione cristiana. Sono intervenuti il decano della FSC, il prof. Lloyd Baugh (Università Pontificia Gregoriana), e il critico cinematografico norvegese Kjartan Leer-Salvesen. I tre interventi hanno messo in risalto uno degli elementi fondamentali che le tre religioni monoteiste hanno in comune, e cioè che condividono l'idea di un Dio unico e trascendente, eppure vicino, che l'uomo desidera incontrare. Così come l'arte in generale ha raffigurato questo desiderio di relazione tra Dio e l'uomo, anche il cinema in particolare può e riesce a farlo, ma deve evitare il rischio di cadere in forme di idolatria (accusa sempre pendente sulle rappresentazioni iconografiche cristiane). Rappresentando sinceramente l'esperienza umana e del creato il cinema sarà in grado di aiutare "l'uomo-spettatore" a intravedere Dio.

Per la sezione sul cinema di ispirazione ebraica è stato proiettato il cortometraggio "A Jerusalem Tale (Una favola di Gerusalemme)" di Thila Wesinnberg Kaiser. Ha fatto seguito l'intervento di Ziv Naveh, direttrice del Gesher Film Fund di Gerusalemme, e di Gilad Goldschmidt, regista che ha vinto un premio nella scorsa edizione. I due professionisti hanno evidenziato come il cinema ha potere di produrre cambiamenti sociali e di promuovere il dialogo tra i diversi gruppi e le differenti religioni, quando è pensato onestamente e con spirito di costruzione. La cinematografia israeliana, hanno aggiunto, è concentrata non su Dio direttamente (la tradizione ebraica non contempla la rappresentazione di Dio) né sulla religione, ma sulla ‘religiosità' della vita della gente comune.

Alla apertura della sessione pomeridiana, il seminario ha focalizzato la sua attenzione sul cinema di ispirazione buddista con la visione del lungometraggio di Clementine Ederveen, "Kindness, a letter from Tibet", sulla filosofia e sui problemi politici che vive la comunità Tibetana. La stessa regista, presente in sala, ha proposto alcune parti significative del suo film ritornando più volte sulla parola "kindness" (gentilezza). "Non abbiamo bisogno di templi", ha affermato. "La nostra mente e il nostro cuore sono il nostro tempio". Compassione e gentilezza sono le ‘chiavi' che l'uomo ha a sua disposizione. Il cinema può ‘toccare' le persone in profondità e l'uomo, toccato nel suo intimo, può creare le condizioni da cui può nascere il dialogo e quindi un'opportunità di ascolto e di pace.

L'ultima sezione del seminario si è concentrata sul cinema islamico. Sono intervenuti il prof. Lassaad Jamoussi della Sfax University (Tunisia) e il regista Rasoul Sadrameli, di cui è stato proiettato il film in concorso "Every Night, Loneliness". La relazione tra immagine e Islam è molto conflittuale, ha evidenziato il prof. Jamoussi, e ha dato vita all'iconoclastia. Dio non viene rappresentato, ma raccontato nella vita e nelle opere dei profeti e attraverso l'agire dell'uomo ispirato dal Corano. Per questo le tematiche che la cinematografia islamica affronta principalmente sono: l'immigrazione, il destino, la modernità, la riforma, la mediazione tra tradizione e vita odierna, l'opposizione tra filosofia e dogma, il terrorismo, la donna.

La giornata si è conclusa con l'assegnazione del premio RTF-Studenti FSC proprio a Rasoul Sadrameli, per "Every Night, Loneliness", storia di Atieh, una donna gravemente malata, che durante un viaggio rivedrà il suo rapporto con le persone e con Dio e cambierà la sua prospettiva sul mondo.

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